Appunti
La gente non vuole essere sola per paura del suicidio.
1)
Non riesco ad affezionarmi alle persone, né alle cose.
Mi scivolano, e per le seconde non ne ho rispetto. Ma non è vero che non riesco a percepire la vita, la realtà è che riesco ad affezionarmi alle sole idee.
Un grande errore.
Tante pallide, artefatte, pure e noiose idee. Per il contorno, per un risveglio, per una lettura, per un silenzio, per un avvicinamento.
Filtro ultimamente il superficiale di uno scambio vocale.
Il lineamento del suo viso che incontra il fondo del cielo, quello che vedo perché io sono seduta su quello scalino. Li giù. Lo sfregarsi, non molto attento e clinico, delle dita sulla carta plastificata del bicchiere. E poi movimenti di labbra, apparizione di denti, e la durata della tenuta della bocca nella posizione tirata dopo un’espressione di riso, dovuta anche solo ad un saluto con un'altra persona. Ecco io credo che li si percepisca quanto abbia effetto quella persona sull’altra. Quanto duri quella faccia da ebete. Prima che subentri o la coscienza di sorridere ancora per un impulso che ormai è passato, o l’esigenza di cambiare o iniziare un discorso.
Osservo il noioso, incomincio ad inglobarlo nella prima lettura.
[ Non riesco a dormire. Mi sento il sangue. E non riesco a leggere.
Dottore cos’ho?
Sono triste ma non lo dico e ne tanto meno voglio qualcuno. Quello sarebbe noioso. Decisamente.]
Spesso chiedo di ripetermi il concetto. Innervosisco forse. Ma non posso farne a meno. La durata di una posizione. Il colore della sagoma. Il pensiero di trovarmi li davanti ad esprimere lo stesso concetto. O il pensare il come quante altre persone esprimeranno, gesticoleranno o enfatizzeranno lo stesso concetto. La maniera che ognuno di noi ha per comunicare uno stesso concetto. Mi risulta molto interessante. Più dell’attenzione del contenuto. Penso, sono cose che si sapranno se devono essere sapute.
La cosa che mi suscita curiosità, è la decisione di fare finta di non ascoltare una persona. Il suono ci fa stare in equilibrio. Perché fare finta di non ascoltare l’intervento di qualcun altro, e non rispondere, passando per impegnata in altro? Se stai scrivendo l’orecchio non smette di funzionare. E’ una cosa che mi irrita se la fanno con me. Almeno un cenno fallo. E’ irritante. Non sono nella tua testa. Per fortuna.
E’ più affascinante osservare in un gesto non voluto, l’allungamento di un braccio in avanti, con le dita che non riescono a rimanere ferme. Perché prendono una direzione piuttosto che un’altra. Mi sanno più dire loro, che un suono a volte non propriamente intonato che intercetto nel mio padiglione.
2)
C’è un’autocritica essenziale che mi fa da narratore.
Io non so gestire la vita sociale. Per questo rimango sola.
Do brutte risposte, e a chi non se lo merita, proferisco i migliori pensieri.
Non capisco il singolo, ma prevedo la massa.
[Ti voglio bene
Analizzando
Il bene è un aggettivo al volere.
Ma perché si dice bene?
Bene singolarmente non da molta soddisfazione. Ma con il volere si colora di umano.
Ti voglio meglio
Ti voglio di più
Ti voglio Perfetto
Ti voglio peggio di me
Brutte espressioni. Effettivamente non c’è una corretta impostazione verbale.]
COMUNICAZIONE
C’è, ma ci affascina di più il non detto.
Il non detto mi affascina.
Sai la metafora del dipingere una persona dura. Che non si lascia emozionare particolarmente.
Effettivamente senti che qualcosa si sta cementando nel tuo flusso vitale.
Sarà che parte del cervello è nello stomaco. E nelle gastriti. Ma si sente solo di costruire un giubbotto antiproiettile sotto pelle.
3)
Ci sono quei momenti ZERO, in cui non avresti paura a suicidarti. In cui la morte sarebbe solo un’alternativa al mangiare. In cui la morte ti appare nel tavolo, nella mattonella e nell’interruttore della stanza. Non ha gusto. Come tutto. E come tutto, prima o poi, lo sceglieresti.
Siam(n)o pieni di negazioni.
Passiamo la vita a correggerci.
Chi mai nella vita ha scelto di essere un foglio bianco?
La notte aspetto sempre quella certa ora.
Ci piace l’idea di dormire. Forse per il sapere che c’è un metodo che ti faccia scordare di vivere.
In fondo il sonno è solo un’esercitazione. Ci penso. Siamo individui autosufficienti. Mangiamo beviamo e il nostro metabolismo va avanti. Il sonno a mio parere è stato inventato.
Il sonno è la morte. E’ un’esercitazione. Ecco in realtà noi moriamo tutti i giorni. Ma non ce ne rendiamo conto, perché alla fine resuscitiamo sempre. Ma in realtà moriamo. Ma noi diciamo di dormire. Ma io so che in fondo è un simulazione vera. Allora di cosa si deve avere paura, di un sonnellino?
Buonanotte