mercoledì, 27 agosto 2008

Un cartone di pizza dentro un carrello in discesa su di una pista mobile di un supermercato. Il Gilet Giallo con stampe di cibo e vestiti colorati di una signora che mi ha avvertito della macchina affianco. Impacilla Carpisung in sottofondo per un accostamento di emergenza. Girato quella curva.

CaNExplain.

Quell'ottimismo sovraddosato, non ha tenuto cura dell'animo malinconico, o per lo meno non gli ha dato il giusto spazio. E' esploso. Distruggendo tutto quello che si è trovato di fronte. l'Ego smembrato, distrutto, cercava una fine materiale.Ci ha provato. Più volte. Ed era giusto. Era troppo aggrappato a quel finale di roccia. Ma qualcosa alla fine è stato eliminato.

La presunzione.

Era necessario. Ci sarà più purezza di intenti. Ci sarà, nessun intento. Consapevolezza unica del fatto di essere comunque felici se tutto finirà.

Nel Nulla non fai differenza se esisti o meno. Nel quell'inteso Reale SI. Devi continuare.Regalare. Annusare.Ballare.

 

 

 

 

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sabato, 23 agosto 2008

 Appunti(2)

Il pleut.


Una volta dissi. Quando ci sentiamo male il nostro corpo ci punisce. Espellendo liquidi.Oggi realizzo. E già qui intrinseca la contraddizione umana. Sarebbe meglio se ogni qual volta al posto di gocce salate, scendessero gocce di sangue. Così almeno uno sa. Sa come farla finita. Sarebbe più giusto. Un mondo migliore.Il dolore è morte. Valutando che nessuno ci ha mai chiesto un parere riguardo alla nostra nascita. Se lo volevamo davvero. Nascere. A me sarebbe bastato il non esistere. Ora so che lo cambierei subito, l’annullamento. Perché si deve aver paura? L’uomo stupido non ha ancora capito che è il  grande regalo che Dio ci ha lasciato. Perché LUI più di tutti sa che vivere un’eternità equivale a non vivere affatto.

Avevo in mente da tanto tempo la figura di quel bambino che si diverte. La immaginavo alla fine di un film. Del genere, abbiamo trionfato sul tutto il nostro conosciuto. Siamo una bella razza. E ovviamente il meglio di tutti, perché noi abbiamo il Cuore. L’universo si prostri. Quel grande universo che è racchiuso nel sonaglio di quel bimbo. Che agita, agita. E fa cadere. E noi pensiamo di essere una parte importante. Modestamente grande. Siamo dentro un sonaglio.

Non sentite il rumore? Non vi sentite delle biglie sballottolate?

 


 

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venerdì, 18 luglio 2008

Appunti
La gente non vuole essere sola per paura del suicidio.

 

1)

Non riesco ad affezionarmi alle persone, né alle cose.

Mi scivolano, e per le seconde non ne ho rispetto. Ma non è vero che non riesco a percepire la vita, la realtà è che riesco ad affezionarmi alle sole idee.

Un grande errore.

Tante pallide, artefatte, pure e noiose idee. Per il contorno, per un risveglio, per una lettura, per un silenzio, per un avvicinamento.

Filtro ultimamente il superficiale di uno scambio vocale.

Il lineamento del suo viso che incontra il fondo del cielo, quello che vedo perché io sono seduta su quello scalino. Li giù. Lo sfregarsi, non molto attento e clinico, delle dita sulla carta plastificata del bicchiere. E poi movimenti di labbra, apparizione di denti, e la durata della tenuta della bocca nella posizione tirata dopo un’espressione di riso, dovuta anche solo ad un saluto con un'altra persona. Ecco io credo che li si percepisca quanto abbia effetto quella persona sull’altra. Quanto duri quella faccia da ebete. Prima che subentri o la coscienza di sorridere ancora per un impulso che ormai è passato, o l’esigenza di cambiare o iniziare un discorso.

Osservo il noioso, incomincio ad inglobarlo nella prima lettura.

 

[ Non riesco a dormire. Mi sento il sangue. E non riesco a leggere.

 

Dottore cos’ho?

 

Sono triste ma non lo dico e ne tanto meno voglio qualcuno. Quello sarebbe noioso. Decisamente.]

 

Spesso chiedo di ripetermi il concetto. Innervosisco forse. Ma non posso farne a meno. La durata di una posizione. Il colore della sagoma. Il pensiero di trovarmi li davanti ad esprimere lo stesso concetto. O il pensare il come quante altre persone esprimeranno, gesticoleranno o enfatizzeranno lo stesso concetto. La maniera che ognuno di noi ha per comunicare uno stesso concetto. Mi risulta molto interessante. Più dell’attenzione del contenuto. Penso, sono cose che si sapranno se devono essere sapute.

La cosa che mi suscita curiosità, è la decisione di fare finta di non ascoltare una persona. Il suono ci fa stare in equilibrio. Perché fare finta di non ascoltare l’intervento di qualcun altro, e non rispondere, passando per impegnata in altro? Se stai scrivendo l’orecchio non smette di funzionare. E’ una cosa che mi irrita se la fanno con me. Almeno un cenno fallo. E’ irritante. Non sono nella tua testa. Per fortuna.

E’ più affascinante osservare in un gesto non voluto, l’allungamento di un braccio in avanti, con le dita che non riescono a rimanere ferme. Perché prendono una direzione piuttosto che un’altra. Mi sanno più dire loro, che un suono a volte non propriamente intonato che intercetto nel mio padiglione.

 

2)

C’è un’autocritica essenziale che mi fa da narratore.

 

Io non so gestire la vita sociale. Per questo rimango sola.

Do brutte risposte, e a chi non se lo merita, proferisco i migliori pensieri.

Non capisco il singolo, ma prevedo la massa.

 

 

[Ti voglio bene

Analizzando

Il bene è un aggettivo al volere.

 

Ma perché si dice bene?

Bene singolarmente non da molta soddisfazione. Ma con il volere si colora di umano.

Ti voglio meglio

Ti voglio di più

Ti voglio  Perfetto

Ti voglio peggio di me

 

 

Brutte espressioni. Effettivamente non c’è una corretta impostazione verbale.]

 

COMUNICAZIONE

C’è, ma ci affascina di più il non detto.

Il non detto mi affascina.

 

Sai la metafora del dipingere una persona dura. Che non si lascia emozionare particolarmente.

Effettivamente senti che qualcosa si sta cementando nel tuo flusso vitale.

Sarà che parte del cervello è nello stomaco. E nelle gastriti. Ma si sente solo di costruire un giubbotto antiproiettile sotto pelle.

 

3)

Ci sono quei momenti ZERO, in cui non avresti paura a suicidarti. In cui la morte sarebbe solo un’alternativa al mangiare. In cui la morte ti appare nel tavolo, nella mattonella e nell’interruttore della stanza. Non ha gusto. Come tutto. E come tutto, prima o poi, lo sceglieresti.

 

 

Siam(n)o pieni di negazioni.

Passiamo la vita a correggerci.

 

Chi mai nella vita ha scelto di essere un foglio bianco?

 

La notte aspetto sempre quella certa ora.

Ci piace l’idea di dormire. Forse per il sapere che c’è un metodo che ti faccia scordare di vivere.

In fondo il sonno è solo un’esercitazione. Ci penso. Siamo  individui autosufficienti. Mangiamo beviamo e il nostro metabolismo va avanti. Il sonno a mio parere è stato inventato.

Il sonno è la morte. E’ un’esercitazione. Ecco in realtà noi moriamo tutti i giorni. Ma non ce ne rendiamo conto, perché alla fine resuscitiamo sempre. Ma in realtà moriamo. Ma noi diciamo di dormire. Ma io so che in fondo è un simulazione vera. Allora di cosa si deve avere paura, di un sonnellino?

 

Buonanotte

 

 

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martedì, 24 giugno 2008


Hai detto che sai molto, che impari facilmente
hai detto che sai sempre capire tutte le persone
mi spieghi cosa fare in ogni situazione
sei pieno d'esperienza, sentendo cio' che fai dicendo
hai molte soluzioni pronte da sfoderare
talvolta, se richiesto, sai anche cucinare

se continui rischi di annoiarmi
supplico umilmente un attimo di pausa, dammi tregua
Oggi hai parlato troppo

ho udito certa gente discutere abilmente
della psicanalisi come fosse l'uncinetto
e io che nella vita, prima di andare a letto,
non so se addormentarmi o finire il cruciverba (bartezzaghi)

se continui rischi di annoiarmi
supplico umilmente un attimo di pausa, dammi tregua
oggi hai parlato troppo

se continui cosi' rischi di saturarmi
concedimi una pausa per cercare il vuoto
ascoltare il mio silenzio

se continuo rischio di annoiarti
se smettessi potrei risparmiarti
se riuscissi a risparmiarti vorrei portarti
a sentire il suono dei pianeti.

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giovedì, 19 giugno 2008
 
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lunedì, 02 giugno 2008


Non c'entra nulla il testo
è una filastrocca fatta bene
ho un periodo BEAT



Non davanti a uno spettacolo ma dentro di esso; di più: non davanti a un solo spettacolo (a cui assistere), ma dentro a più spettacoli o, meglio, a più eventi, ai quali partecipare (parzialmente)






Poi le porte si spalancarono  e Jonas Mekas e Barbara Rubin con il suo gruppo e le cineprese e le luci abbaglianti presero d'assalto la sala e cominciarono ad avventarsi contro gli psichiatri
facendo loro domande del tipo:

"Com'è la sua vagina?"
"Il suo pene è grande abbastanza?"
"Gliela lecchi spesso? Perchè ti imbarazzi? Sei uno psichiatra, non dovresti imbarazzarti!"



postato da: Iolaz alle ore 21:09 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 15 maggio 2008


Essere depressi oggi

Provoca troppi dibattiti
Essere perduti oggi
Dura solo pochi attimi


Io sono lo scrittore in mare
Lasciami affogare
Lasciami
una bibita al terrore

Il poeta affonda
 

E non si ferma mai








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lunedì, 05 maggio 2008


pencil_by_edgarliborio


Realistic figure Drawing è arrivato. L'ho preso per un sano esercizio.

TRE volte che disegno quel volto. Ed è sempre una persona diversa.

Provo. l'ESERCIZIO. La mano sinistra tenta un tuffo dalle cinque dita che le sue articolazioni conoscono per certe abitudini. Traccia un cilindro, molto spavaldamente. La mano destra è gelosa. E allora la sinistra sbaglia una retta e trema per la sua non abitudine. La destra sicura traccia segni sensati per esperienza motoria, ma non ha istinto. Lo sento. La sinistra è molto più innocente, ma molto insicura. Non gli si è data mai possibilità. Ora si sottovaluta. Si ritira nella sua funzione di aiutante. Passa la gomma. Un appuntamatite e sposta un pò il foglio. E' li all'angolo tutta sola stesa che regge la base dello schizzo. So che sogna. L'ebrezza di guidare una matita. La pressione che ha esercitato per dare aiuto, ora la cede al creare. Sogna. Spera di non fare brutti scarabocchi.
E' stesa e sogna.











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sabato, 03 maggio 2008

C'è    vento

FIUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU

Un bel pò di vento.

Eccoli li tutti i punti che stanno facendo la fila davanti ai miei occhi. Pronti ad essere spuntati.

Ho la fortuna di un altro luogo. Di proporre una nuova espressione visiva. E avere tempo di proporne una concettuale.

So che due segni ti possono cambiare la vita. So che un colore può far cambiare un'idea. So che una melodia può far bloccare.

PARTO

non per dei compiti o scadenze. Ma per imparare. Imparare che questo non è più il mio luogo. Non lo è mai stato.Suscita disadattamento.

Chiamo il mio Maestrale di fiducia. E chiedo di potermi regalare una sola andata. Fino ad un certo caldo.




elementos_vento_by_joao_limao




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lunedì, 28 aprile 2008
A quello che pensavo...
riflettevo
SU quello che pensavo...

Allucinazioni non più di tanto volute mi TI fanno apparire anche in una macchina di un telefilm di scarsa attinenza MEMORIALE.

Scrutavo giravo respiravo vedevo ciò che pensavo

non ha un bel futuro

c'è la bandiera della magica illusione che inneggia ogni fine serata sulla collinetta dei sogni.

Un drappo bianco e lucido di chiara e imbarazzante verità.

ERA e STA diventando una nostalgia senza senso.

Avete mai riflettuto su ciò che si pensa?
E' brutto fare il regista dei nostri piccoli vizi vitali. Oh che bella favoletta si sta ancora creando
crede ancora all'unicorno
che la porta con se
ovunque lei voglia.

Ma se fino a qualche minuto fa ero li ad attaccargli i fili per volare su di un finto sfondo in successione.


DEMORALIZZA tutto questo non fare.

Che squallore ho scelto, quello del sempre uguale e scontato per ogni sequenza. Ti saprà sempre dire la solita frase finale a ramanzina. Da sembrare molto vecchio. E stanco. Con le parole di un'ultima pagina da vocabolario.


SI - CI SARA' - L'AVEVO CONTATO - FARO' - PROVERO'- CONOSCERO'- SI- POI - E ALLA FINE

Curioso
si ha bisogno di qualche  Emulatore.

Ho delle cose che potrebbero rimandare  a quella sequenza di date colori e espressioni che tanto mi piacciono al momento. L'uomo vuole essere l'uomo dall'altra parte. Forse è questa la sua povera limitazione.

Propongo una canzone dalla mia generazione vissuta come la tipica canzone da occupazione. Altri non volevano farci proprio nulla. L'immagine di quella voglia di rivolta. Immagine a metà statica. Imposta. Seria e decisa. Per ora è l'immagine che più mi piace. E mi perseguita.


metà


"Il viso di Nico era meraviglioso nella luce naturale del pomeriggio: un viso come quello era fatto per guardare fuori dalla finestra e per fissare deserti, orizzonti e così via. Me la ricordo così bene, lì in piedi, con un vestito con i pantaloni di T.& F., mentre in sottofondo si udiva H. T. dei T.
"

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martedì, 22 aprile 2008


Due frasi di mezzo giorno, già scurito da nuvole invernali nostalgiche.

"C'era da capire qualcosa" in questo rimuginare, in queste immagini che vogliono essere impresse su pellicola di fibra cerebrale. Voglia di  aver potuto cambiare qualcosa. Voglia di aver fatto la differenza. Lo senti e credi che per qualche istante sia stato così.
"C'è un mondo aperto" notando i tre occhi della faccia a fondo giallo e i vari omini colorati dei disegni attaccati. Lei ti aspetta. Ti saprà accogliere ma sarà un severo giudice. Un'amara sentenza. Ti farà realizzare se hai le giuste scarpe per calpestare quella vasta aiuola. Fatta di tubetti di colore. Vortici blu di idee. Grigi di sofferenza curativa. Realizzo già di non poterne avere a che fare. Manca QUEL qualcosa, che QUEI pochi hanno avuto. Per  ora continuo a curarmi di speranza e teoria delle eccezioni.



ESPRIMERE

Un giorno potrà essere bello

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venerdì, 04 aprile 2008
 
 
 
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sabato, 29 marzo 2008
La morte è sapere che qualcosa esiste
e che quel qualcosa rimane attaccato da qualche parte






Dove stiamo andando?




Mi hanno ricordato la mia data di scadenza. Parole confuse. Personaggi unici e non copiati da una rivista o da un mito troppo stanco per creare più qualcosa.
U NI CO è difficile trovarlo.
In questo nuovo secolo, così ancora stordito dalla travolgente ondata avanguardista del suo precedente simile, da non sapere più cosa fare, cosa creare.
Può essere un mezzo invisibile ma percettibile di enorme importanza.
Abbiamo tutti i mezzi.
Potremmo osare.
Riuscire a raggiungere gli DEI.

Riusciremo ad avere la spinta per osare?
O ciò sarà la nostra rovina...




Andate a vedere i Motus. Il primo, e spero non ultimo, approccio realmente INNOVATIVO a ciò che viviamo.

 

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giovedì, 20 marzo 2008
 Una Spinta
Falsi Paesaggi
Un cammino




Per me è impossibilità
frustrazione
passo per passo
limitazione
poche rivelazioni
giuste
o
buone
uniche
un cammino statico nell'azione
e mutevole nell'espressione
la sfumatura
quel colore che corrisponde ad una sensazione
un cammino
il soggetto rimane
la strada si tinge


vestiamoci colorato la prossima volta...

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sabato, 15 marzo 2008

Perchè non te ne importa niente...
Perchè non me ne importa niente...


Uno schema davvero orrendo. Una rotazione dei ruoli. Quando sei davvero consapevole di quanta superficialità sia giocata da parte del tuo carnefice. Un ruolo che hai giocato anche tu.

Ho un archivio ben  dettagliato, di ogni minima frase, gesto e attenzione registrato nella testa. Una storia di 2. I ricordi accuduti solo da 1.


Mi è stato chiesto di reagire. La mia ingenuità ha garantito la mia pena.
E ho accenato a quel sorriso. Quello alla vista della neve da una finestra mattutina. Quello di un regalo del papà che torna da lavoro. Quello di un abbraccio materno dopo un giorno d'asilo d'inferno. Quello del primo fiore donato. Quello che feci.



Ma la mela non rimane sempre lucida.

E ho assorbito. Una pungente pioggerellina all'uscita della porta. Un padre che se ne va perchè non vuole sentire la figlia piangere in malattia che lo chiama.  Il giorno d'asilo quando ti spogliarono nuda davanti a tutti perchè te l'eri fatta sotto. Un gesto cortese sperato e mai avuto. Quello che ho assorbito.


Siamo bravi a dare consigli agli altri, perchè a differenza dell" innocenza" di chi ci è dentro, sappiamo vedere il tutto con un sguardo più cinico.
Ho parlato molto di darci un taglio, di iniziare a filtrare tutto con una mente calcolatrice e disincantata. Ma ho serie limitazioni nella resa.
Non ci riesco.
L'ho messa sotto tutti i piani.
Ma c'è qualcosa che non potrò mai distruggere con tattiche e finzioni. E' l'istinto.
E a me ha ancora cinque anni.

 

 

GIALLO

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mercoledì, 05 marzo 2008









La pupilla io lo so si dilata. Riusciamo a gridare sommersi di lacrime, anche quando non c'è nulla da gridare. E la pioggia che ti fa compagnia HA PAURA DI TE.Hai gridato per tre volte "Io non ci credo", hai creduto veramente di poter fare un incidente. Te lo saresti meritato. E tu continuavi ad urlare "Io non ci credo".Ma se per una o due o seimila ragioni che ti venivano proposte. In quell'istante non le avresti accettate. Il solo grido ti dava conforto, compagnia.Una tua ragione. "Io non ci credo", per altro a cosa di più credibile c'è bisogno di aggrapparsi?. Questa era una non-ragione. Che non ti sarebbe bastata comunque. Era così lo so. Per quei folli 10 minuti. Sotto la scocca della macchina.Il suono incessante della pioggia. "Io non ci credo".E allora liberati. Prova, incomincia a crederci a quella cascata di gocce intrappolate nei tuoi capelli, che si uniscono al tuo volto già umido. Incomincia a credere al freddo dei tuoi piedi. Alla tua gola disarmata, ma carica di tanto veleno.E alle tue labbra calde da far uscire del fumo bianco ansimante. Incomincia a credere che ora sei solo qui. Che il tuo "per sempre" sarà tutto qui. E' meraviglioso, lo conosci. E incomincerai a credere in qualcosa che non sia una semplice idea. Ma mille idee di contorno.



Ci sono due modi davvero di per se stessi unici nello STARE. Nel vivere le varie fasi della vita.

Quando ci si informa inconsciamente, si è occupati, si crea qualcosa o si pensi a qualcosa di creativo.
In quello STATO
Saranno R.incomprensibili nella forma ma sfumati nei contenuti.

Al contrario

Tendiamo a vivere PENSIERIeRIFLESSIONI molto disagiati.

Saranno R. estremi nella forma ma piatti nei contenuti.

OraVivoLAPrima
e ho capito...

SONO NELLA MEDIA.

Un piccolo salto verso l'Alto
Una piccola storta verso il Basso








goccia








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sabato, 01 marzo 2008

Particelle d'aria che si sistemano comodamente nei miei polmoni ormai estenuamente allargati.

Allarme generale. Evacuate la zona. D'urgenza.

 

Si è vero ho un pò di pelle stanca. Un pò mal-trattata. MA non logorata.

SI era presentatO tempo fa la novità, quella che avrebbe saputo insabbiare al meglio la ormai scaduta palpitazione di cuore. Il bello. C'era stato un SUONO di avvertimento.Lo stesso SUONO continuò, lo stesso che mi aveva aiutato a far accomodare (SPINGENDO), dall' entrata stretta, la novità. MI bagno le labbra e incomincio a soffiare. Prima o poi richiuderò quella porticina. Incomicia la convivenza.La più orrenda che abbia vissuto.

 

Evanescente

Brutta convivenza

la più brutta. Ripetei.

Non c'è più bisogno di scrivere. A mio parere. Di gavetta se n'è fatta.

 

RISTAGNA nella tua stessa VASCA. Quante crepe hai criticato?. Ma non è mai uscito nulla da esse.

 

 

EVACUARE LA ZONA D'URGENZA

La piccola differenza. Io non finirò morta d'overdose. Mi rinnoverò.

Ammirazione spenta.

Ho il Coraggio di EVACUARE da quel sentiero cieco. Di molta vista. 

 

 

 

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venerdì, 29 febbraio 2008

BOYS

               DON'T

                              CRY

 

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mercoledì, 27 febbraio 2008

UUuuuuUuuUUuH

Dooo, doot, doot, doot, doot, doot, doot, doo-doop

Interesse

sono un Romeo moderno

JULIET

Lei

Mito di un bancone giallo dove perdutamente mi trovo a schiantarci ogni Di.

Lo sguardo la prima cosa che vidi, un vago ricordo maschile, ma più dolce e profondo di un cromosoma Y

Fiabescamente persa per la Mulholland Dr.(ive)

 

 

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giovedì, 10 gennaio 2008
Lo osservi e la voglia nasce quando sei piccola. Mi ero creata dei miti non famosi
Invidiavo la dimistichezza elegante di un gesto naturale.

"Ed ora ci sono dentro" mi hanno detto...
Gusto per la vita
l'unica cosa che ho assimilato

Buona Vista




 
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