giovedì, 15 maggio 2008


Essere depressi oggi

Provoca troppi dibattiti
Essere perduti oggi
Dura solo pochi attimi


Io sono lo scrittore in mare
Lasciami affogare
Lasciami
una bibita al terrore

Il poeta affonda
 

E non si ferma mai








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lunedì, 05 maggio 2008


pencil_by_edgarliborio


Realistic figure Drawing è arrivato. L'ho preso per un sano esercizio.

TRE volte che disegno quel volto. Ed è sempre una persona diversa.

Provo. l'ESERCIZIO. La mano sinistra tenta un tuffo dalle cinque dita che le sue articolazioni conoscono per certe abitudini. Traccia un cilindro, molto spavaldamente. La mano destra è gelosa. E allora la sinistra sbaglia una retta e trema per la sua non abitudine. La destra sicura traccia segni sensati per esperienza motoria, ma non ha istinto. Lo sento. La sinistra è molto più innocente, ma molto insicura. Non gli si è data mai possibilità. Ora si sottovaluta. Si ritira nella sua funzione di aiutante. Passa la gomma. Un appuntamatite e sposta un pò il foglio. E' li all'angolo tutta sola stesa che regge la base dello schizzo. So che sogna. L'ebrezza di guidare una matita. La pressione che ha esercitato per dare aiuto, ora la cede al creare. Sogna. Spera di non fare brutti scarabocchi.
E' stesa e sogna.











postato da: Iolaz alle ore 21:57 | Permalink | commenti
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sabato, 03 maggio 2008

C'è    vento

FIUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU

Un bel pò di vento.

Eccoli li tutti i punti che stanno facendo la fila davanti ai miei occhi. Pronti ad essere spuntati.

Ho la fortuna di un altro luogo. Di proporre una nuova espressione visiva. E avere tempo di proporne una concettuale.

So che due segni ti possono cambiare la vita. So che un colore può far cambiare un'idea. So che una melodia può far bloccare.

PARTO

non per dei compiti o scadenze. Ma per imparare. Imparare che questo non è più il mio luogo. Non lo è mai stato.Suscita disadattamento.

Chiamo il mio Maestrale di fiducia. E chiedo di potermi regalare una sola andata. Fino ad un certo caldo.




elementos_vento_by_joao_limao




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lunedì, 28 aprile 2008
A quello che pensavo...
riflettevo
SU quello che pensavo...

Allucinazioni non più di tanto volute mi TI fanno apparire anche in una macchina di un telefilm di scarsa attinenza MEMORIALE.

Scrutavo giravo respiravo vedevo ciò che pensavo

non ha un bel futuro

c'è la bandiera della magica illusione che inneggia ogni fine serata sulla collinetta dei sogni.

Un drappo bianco e lucido di chiara e imbarazzante verità.

ERA e STA diventando una nostalgia senza senso.

Avete mai riflettuto su ciò che si pensa?
E' brutto fare il regista dei nostri piccoli vizi vitali. Oh che bella favoletta si sta ancora creando
crede ancora all'unicorno
che la porta con se
ovunque lei voglia.

Ma se fino a qualche minuto fa ero li ad attaccargli i fili per volare su di un finto sfondo in successione.


DEMORALIZZA tutto questo non fare.

Che squallore ho scelto, quello del sempre uguale e scontato per ogni sequenza. Ti saprà sempre dire la solita frase finale a ramanzina. Da sembrare molto vecchio. E stanco. Con le parole di un'ultima pagina da vocabolario.


SI - CI SARA' - L'AVEVO CONTATO - FARO' - PROVERO'- CONOSCERO'- SI- POI - E ALLA FINE

Curioso
si ha bisogno di qualche  Emulatore.

Ho delle cose che potrebbero rimandare  a quella sequenza di date colori e espressioni che tanto mi piacciono al momento. L'uomo vuole essere l'uomo dall'altra parte. Forse è questa la sua povera limitazione.

Propongo una canzone dalla mia generazione vissuta come la tipica canzone da occupazione. Altri non volevano farci proprio nulla. L'immagine di quella voglia di rivolta. Immagine a metà statica. Imposta. Seria e decisa. Per ora è l'immagine che più mi piace. E mi perseguita.


metà


"Il viso di Nico era meraviglioso nella luce naturale del pomeriggio: un viso come quello era fatto per guardare fuori dalla finestra e per fissare deserti, orizzonti e così via. Me la ricordo così bene, lì in piedi, con un vestito con i pantaloni di T.& F., mentre in sottofondo si udiva H. T. dei T.
"

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martedì, 22 aprile 2008


Due frasi di mezzo giorno, già scurito da nuvole invernali nostalgiche.

"C'era da capire qualcosa" in questo rimuginare, in queste immagini che vogliono essere impresse su pellicola di fibra cerebrale. Voglia di  aver potuto cambiare qualcosa. Voglia di aver fatto la differenza. Lo senti e credi che per qualche istante sia stato così.
"C'è un mondo aperto" notando i tre occhi della faccia a fondo giallo e i vari omini colorati dei disegni attaccati. Lei ti aspetta. Ti saprà accogliere ma sarà un severo giudice. Un'amara sentenza. Ti farà realizzare se hai le giuste scarpe per calpestare quella vasta aiuola. Fatta di tubetti di colore. Vortici blu di idee. Grigi di sofferenza curativa. Realizzo già di non poterne avere a che fare. Manca QUEL qualcosa, che QUEI pochi hanno avuto. Per  ora continuo a curarmi di speranza e teoria delle eccezioni.



ESPRIMERE

Un giorno potrà essere bello

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venerdì, 04 aprile 2008
 
 
 
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sabato, 29 marzo 2008
La morte è sapere che qualcosa esiste
e che quel qualcosa rimane attaccato da qualche parte






Dove stiamo andando?




Mi hanno ricordato la mia data di scadenza. Parole confuse. Personaggi unici e non copiati da una rivista o da un mito troppo stanco per creare più qualcosa.
U NI CO è difficile trovarlo.
In questo nuovo secolo, così ancora stordito dalla travolgente ondata avanguardista del suo precedente simile, da non sapere più cosa fare, cosa creare.
Può essere un mezzo invisibile ma percettibile di enorme importanza.
Abbiamo tutti i mezzi.
Potremmo osare.
Riuscire a raggiungere gli DEI.

Riusciremo ad avere la spinta per osare?
O ciò sarà la nostra rovina...




Andate a vedere i Motus. Il primo, e spero non ultimo, approccio realmente INNOVATIVO a ciò che viviamo.

 

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giovedì, 20 marzo 2008
 Una Spinta
Falsi Paesaggi
Un cammino




Per me è impossibilità
frustrazione
passo per passo
limitazione
poche rivelazioni
giuste
o
buone
uniche
un cammino statico nell'azione
e mutevole nell'espressione
la sfumatura
quel colore che corrisponde ad una sensazione
un cammino
il soggetto rimane
la strada si tinge


vestiamoci colorato la prossima volta...

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sabato, 15 marzo 2008

Perchè non te ne importa niente...
Perchè non me ne importa niente...


Uno schema davvero orrendo. Una rotazione dei ruoli. Quando sei davvero consapevole di quanta superficialità sia giocata da parte del tuo carnefice. Un ruolo che hai giocato anche tu.

Ho un archivio ben  dettagliato, di ogni minima frase, gesto e attenzione registrato nella testa. Una storia di 2. I ricordi accuduti solo da 1.


Mi è stato chiesto di reagire. La mia ingenuità ha garantito la mia pena.
E ho accenato a quel sorriso. Quello alla vista della neve da una finestra mattutina. Quello di un regalo del papà che torna da lavoro. Quello di un abbraccio materno dopo un giorno d'asilo d'inferno. Quello del primo fiore donato. Quello che feci.



Ma la mela non rimane sempre lucida.

E ho assorbito. Una pungente pioggerellina all'uscita della porta. Un padre che se ne va perchè non vuole sentire la figlia piangere in malattia che lo chiama.  Il giorno d'asilo quando ti spogliarono nuda davanti a tutti perchè te l'eri fatta sotto. Un gesto cortese sperato e mai avuto. Quello che ho assorbito.


Siamo bravi a dare consigli agli altri, perchè a differenza dell" innocenza" di chi ci è dentro, sappiamo vedere il tutto con un sguardo più cinico.
Ho parlato molto di darci un taglio, di iniziare a filtrare tutto con una mente calcolatrice e disincantata. Ma ho serie limitazioni nella resa.
Non ci riesco.
L'ho messa sotto tutti i piani.
Ma c'è qualcosa che non potrò mai distruggere con tattiche e finzioni. E' l'istinto.
E a me ha ancora cinque anni.

 

 

GIALLO

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mercoledì, 05 marzo 2008









La pupilla io lo so si dilata. Riusciamo a gridare sommersi di lacrime, anche quando non c'è nulla da gridare. E la pioggia che ti fa compagnia HA PAURA DI TE.Hai gridato per tre volte "Io non ci credo", hai creduto veramente di poter fare un incidente. Te lo saresti meritato. E tu continuavi ad urlare "Io non ci credo".Ma se per una o due o seimila ragioni che ti venivano proposte. In quell'istante non le avresti accettate. Il solo grido ti dava conforto, compagnia.Una tua ragione. "Io non ci credo", per altro a cosa di più credibile c'è bisogno di aggrapparsi?. Questa era una non-ragione. Che non ti sarebbe bastata comunque. Era così lo so. Per quei folli 10 minuti. Sotto la scocca della macchina.Il suono incessante della pioggia. "Io non ci credo".E allora liberati. Prova, incomincia a crederci a quella cascata di gocce intrappolate nei tuoi capelli, che si uniscono al tuo volto già umido. Incomincia a credere al freddo dei tuoi piedi. Alla tua gola disarmata, ma carica di tanto veleno.E alle tue labbra calde da far uscire del fumo bianco ansimante. Incomincia a credere che ora sei solo qui. Che il tuo "per sempre" sarà tutto qui. E' meraviglioso, lo conosci. E incomincerai a credere in qualcosa che non sia una semplice idea. Ma mille idee di contorno.



Ci sono due modi davvero di per se stessi unici nello STARE. Nel vivere le varie fasi della vita.

Quando ci si informa inconsciamente, si è occupati, si crea qualcosa o si pensi a qualcosa di creativo.
In quello STATO
Saranno R.incomprensibili nella forma ma sfumati nei contenuti.

Al contrario

Tendiamo a vivere PENSIERIeRIFLESSIONI molto disagiati.

Saranno R. estremi nella forma ma piatti nei contenuti.

OraVivoLAPrima
e ho capito...

SONO NELLA MEDIA.

Un piccolo salto verso l'Alto
Una piccola storta verso il Basso








goccia








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sabato, 01 marzo 2008

Particelle d'aria che si sistemano comodamente nei miei polmoni ormai estenuamente allargati.

Allarme generale. Evacuate la zona. D'urgenza.

 

Si è vero ho un pò di pelle stanca. Un pò mal-trattata. MA non logorata.

SI era presentatO tempo fa la novità, quella che avrebbe saputo insabbiare al meglio la ormai scaduta palpitazione di cuore. Il bello. C'era stato un SUONO di avvertimento.Lo stesso SUONO continuò, lo stesso che mi aveva aiutato a far accomodare (SPINGENDO), dall' entrata stretta, la novità. MI bagno le labbra e incomincio a soffiare. Prima o poi richiuderò quella porticina. Incomicia la convivenza.La più orrenda che abbia vissuto.

 

Evanescente

Brutta convivenza

la più brutta. Ripetei.

Non c'è più bisogno di scrivere. A mio parere. Di gavetta se n'è fatta.

 

RISTAGNA nella tua stessa VASCA. Quante crepe hai criticato?. Ma non è mai uscito nulla da esse.

 

 

EVACUARE LA ZONA D'URGENZA

La piccola differenza. Io non finirò morta d'overdose. Mi rinnoverò.

Ammirazione spenta.

Ho il Coraggio di EVACUARE da quel sentiero cieco. Di molta vista. 

 

 

 

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venerdì, 29 febbraio 2008

BOYS

               DON'T

                              CRY

 

postato da: Iolaz alle ore 08:45 | Permalink | commenti
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mercoledì, 27 febbraio 2008

UUuuuuUuuUUuH

Dooo, doot, doot, doot, doot, doot, doot, doo-doop

Interesse

sono un Romeo moderno

JULIET

Lei

Mito di un bancone giallo dove perdutamente mi trovo a schiantarci ogni Di.

Lo sguardo la prima cosa che vidi, un vago ricordo maschile, ma più dolce e profondo di un cromosoma Y

Fiabescamente persa per la Mulholland Dr.(ive)

 

 

postato da: Iolaz alle ore 20:43 | Permalink | commenti
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giovedì, 10 gennaio 2008
Lo osservi e la voglia nasce quando sei piccola. Mi ero creata dei miti non famosi
Invidiavo la dimistichezza elegante di un gesto naturale.

"Ed ora ci sono dentro" mi hanno detto...
Gusto per la vita
l'unica cosa che ho assimilato

Buona Vista




 
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mercoledì, 02 gennaio 2008

Tra una riga viola e una rossa di un libro

un interrogativo

un dubbio

tentato di risolverlo con una solita scommessa alla "testa e croce" resa con la casuale apertura dell'altra metà del libro non sottolineato, facendo caso al numero piè di pagina

179

Dispari

non sto a spiegare l'assegnazione del "si" e del "no" la nostra "Cultura" lo a ha ben classificato tra i pari e i dispari.

 

Dunque, dovrei seguire quelle 3 cifrette tutte dispari

il punto è che mi dico "ma a me non mi interessa, voglio solo capire..."

RIDO

alla fine nessuno mai vuole CAPIRE ciò a cui NON è INTERESSATO.

Ma che brutta cosa penso

ho bisogno di una sigaretta nel "Plan" (cinematografico nel senso)

si perchè sarà una scena solitaria sotto la luna, aspettando

e siccome il personaggio non può stare senza far nulla, si accende una sigaretta e riflette sul fumo del proprio corpo

un volto

di occhi che stanno per traboccare di SPLENDORE.

 

E sono io quella con "il cuore disegnato sulla camicia"

con esasperazione

con sforzo

non tento più un secondo numero.

 

 

 

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domenica, 30 dicembre 2007

 

non sarà nulla

un'altra cosa lasciata scitta su memorie digitali

ma semplicemente c'è che so ridere di fronte ad occhi doppiogiochisti e staccargli i fili nelle mani arrivando da dietro, sorridendo.

Diventò

Il cruciverba colorato

 

Un tributo a quella che è stata la mia seconda famiglia:

 

 

:)

 

 

 

It finally happened

 

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venerdì, 21 dicembre 2007





Da te nessuno vuole qualcosa, tranne le cose più banali.

Questa è la mia pena.

Dov'ho da scontarla?

Nella solitudine, ormai lo so

non posso più cambiare la richiesta prima.


postato da: Iolaz alle ore 23:00 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 17 dicembre 2007


 

QUEL TIPO DI PIANTO

sOME gIRLS aRE bIGGER tHAN oTHERS






postato da: Iolaz alle ore 22:19 | Permalink | commenti
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venerdì, 07 dicembre 2007


Cerca inconsciamente sofferenza
e ha necessità che le cose vadino male


per RENDERLE belle a se stesso e a qualcun'altro...




(errato sè), pronome personale di terza persona riflessivo non atono invariabile per genere e numero.

In passato non era accentato, ma da inizio Novecento si è imposta la norma di porre l'accento grafico, oltre che sulla lettera finale dei polisillabi tronchi, anche sui monosillabi con una sola vocale che abbiano bisogno di essere distinti da loro omografi. È il caso del pronome sé, che deve essere distinto dalla congiunzione se.
Tuttavia, ci sono casi in cui non c'è possibilità di confusione; sulla base di questa argomentazione, esiste una "regola" per cui non si dovrebbe accentare se seguito da stesso o medesimo. Tale regola non si sa da chi sia stata inventata in origine, ma fino alla fine del XX secolo è stata del tutto incontrastata; da allora chi se ne è occupato l'ha generalmente stigmatizzata, qualificandola come fasulla. Infatti, a prescindere dall'opportunità – a livello di principio – di creare eccezioni alle norme di accentazione in tutti i casi in cui non c'è possibilità di confusione, non è chiaro se si dovrebbe dunque eliminare l'accento a sé in tutti i casi in cui non è possibile confonderlo con la congiunzione, o invece accentarlo anche quando seguito da stessistesse, caso in cui ci si potrebbe confondere: se stessi o se stesse sono formati da pronome + stessi/e o da congiunzione + verbo stare? Insomma, la regola appare quantomeno alquanto fumosa, ma ancora all'inizio del XXI secolo è ampiamente predominante.









postato da: Iolaz alle ore 18:50 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 03 dicembre 2007
ed era tutto li?

Stava tutto nel "senza immaginarselo"


effettivamente l'ho nutrito da più vite...
sempre diverso ma sempre con la stessa certezza e innocenza


solo PRESENTE
PER ORA
PER SEMPRE


siamo giunti ad una tonalità grigia...neutra...




Infilo quelli stivali a molla e distendo le ginocchia per nuovi orizzonti
sarà che affacciandosi da quella finestra le tegole mi vogliono strozzare
ma si appiattiscono tutte in un cartone sabbia, da carta da spolvero...


strappo con le unghie che disegno, perchè sono tutte mangiate, quel triste fondale


e voglio solo tanti fari trasversaLI
luce
e
controluce



tante spigolature

e voglio quell'edificio descritto nella Genesi


salirlo fino al penultimo piano
e da li gettarmici

creare un pulsante di gomma brillante che riazzeri tutto


aspirare tutto il mio corpo da un orecchio e viaggiare solo di testa

correndo e  volendo inciampare, ricreare paesaggi e immagini nuove


Voglio un fiore che sorga
lucciole da cogliere
farfalle da poter odorare
aria su cui distendersi


per ORA


niente F
postato da: Iolaz alle ore 00:18 | Permalink | commenti
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