venerdì, 10 aprile 2009

TAGLIARE






QUI.




sCISSOr











postato da: Iolaz alle ore 02:04 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 06 aprile 2009
Non sono legata a tradizioni di pensiero. E mi da prurito chi ricaccia aneddoti. (da piccolo paesino).

Non si capisce ancora che i ruoli esistono, affinché sia tutto in ordine.

Il nome, un cognome. Blocchi familiari.

"per paura di morire da sola/o"
"un giorno tornerai normale"

da proclamare la condanna immediata. se un giorno arriverò ad operare sulla coscienza di queste espressioni.

l'OPPORTUNITA'. è l'unica verità.
O. di vivere
O. di creare
O. di far male
O. di farsi male
O. di finire

è una sana scelta. che non si nega a nessuno.


E mi dai giusto la nausea. Tu. Che vuoi mostrare sempre convinzione.Tu.
Hai lo stesso volto da morto.
E badi a chi può adularti. Meglio se donna. è più facile a volte.


Il tuo produrre tentativi melodici, è solo la copia arrangiata di chi fa meglio di te. Non sei per niente Personale.
Ed è per questo che Hai scelto la giusta statua da tenere stretto fino alla fine.
Da cui tu modelli i Suoi sguardi inespressivi.


Che Nausea.
persona scontata.
che Non se ne accorge.


Credo tu sappia che sto parlando di TE.

postato da: Iolaz alle ore 15:21 | Permalink | commenti
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martedì, 24 febbraio 2009

Su quella poltrona che ti sembra sempre più sporca di quanto non dovrebbe essere. Ho guardato quel treno andare avanti, fermarsi e dirigersi nella parte contraria.

Per una buona partenza bisogna depositarsi un attimo su un 10 % di tragitto percorso.
Guardo indietro per quel 10 %. Come quel treno.

Tra i vari affanni, dolori distorti da una mente pesante, il corpo riesce a farci fare cose grandiose.
Non mi sono resa conto nemmeno di avercela fatta. A salire su quella giusta corsa.
Prima fra gli ultimi.

Non mi emoziono più come una volta.
Rivaluto l'interesse della curiosità.
Occhi GIU'
opachi
e divoratrici.


postato da: Iolaz alle ore 11:59 | Permalink | commenti
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martedì, 27 gennaio 2009
FACCIAMO CHE

Ti riprendo.

Senza parole

solo come fotografia.

In una busta di plastica inchiodata al muro.
 
Ultimo frammento ESSENZiAle di fine collezione.



Insieme al tutto
                      galleggi via.









mentre le mani sanguinano. e non so perchè.



IL FOGLIO LO SO ILLUMINARE.

postato da: Iolaz alle ore 09:53 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 20 gennaio 2009
8_01

Piace la pantofola, il caminetto, il tè. Ma stiamo scherzando? Pensare già, con ventanni sulla pelle, di godersi una vecchiaia prematura.

L'unica cosa che so al momento, dopo l'esplosione autodistruttiva
[...]

 So
I
O
so, che devo fare.

Che l'unica cosa logica al momento, al pari del desiderio legittimo di morte, è non stare con le mani in mano. A guardare.
Fare col gusto di fare. Perchè da VIVI è l'unica cosa che trova una sua verità. Come da morti  l'unica conosciuta azione è la negazione di quest'ultima.



Stazione: 11_01

Ancora Matita e Carta nel 2oo9
Non devo sopraffarmi troppo del nostro tempo, molto triste.

Ma se è così, è sintomo di grande sovraU(O)M(O)ana sensibilità.
Ma non lasciamo che si consumi da sola.
è preziosa per ciò che ti serve. Il punto è che non sta finendo nulla. Ci fa comodo pensarlo, in questi anni dalle 0 schiacciate, costruiti da "memorie passate". Che tristezza penso. Ma è dovuto, doveroso penso.
Il meglio  l'abbiamo fatto, tuttò già fatto all'inizio del secolo scorso.

Ora sediamoci in poltrona a guardare oziosi ciò che si è fatto.

MA IO HO LE EMORROIDI! ! !


13_01

rifleSSo

Ecco qui. scrivo ogni volta che mi rendo conto di aver capito qualcosa in più.

Ho messo i chiodi al muro di una camera nuova. Dalla parete del letto vicino alla luce il quadro della lanterna al fosfor30 e poi il TecniC.
Li ho messi. passaTe 2 ore. sentivo che qualche millimetro pendeva. non capivo.

poi balzo sopra il letto. cambio di posto.
ed ecco qui.

Risulta una migliore composizione.

Non capisco il perchè sia così. IO Lo avverta così.

Forse è per questo che non ho scelto di fare il ragioniere.


rifleTTo



Ormai è 20.

Visto la mezz'ora dopo la mezzanotte.

Chiedo che mi si rifaccia rinascere.
Mi succede così.
Cambio prima la pelle.(il mio SPECCHIO. perchè a quanto pare ho una radicata-dannata natura da esteta)
Un segno d'allarme.
Questa volta. La prima. Abbastanza dolorosa. No. Dilaniante.

.

Chiedo che mi si rifaccia rinascere.

Da oggi, che è domani

IMPARO A DISIMPARARE.

Ci ero così vicina
lo è stato sempre. Ero sempre cosciente che le eccezioni esistevano.
e ne lodavo l'esistenza.

ma MI MANCAVA quella parola

DIAMINE

 DI SI MPA RA RE

è così
riscrivo la mia educazione
senso del dramma
senso dello stare bene
senso della famiglia

DISIMPARO

da capo.

Sento IL SUONO delle catene andar via.

GrazieS.aggia.






 
postato da: Iolaz alle ore 13:46 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 12 gennaio 2009


DOVE IL GIORNO FERITO
IMPAZZIVA DI LUCE
.

postato da: Iolaz alle ore 11:50 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 03 gennaio 2009
NON è facile. NOn lo è per niente. Essere una RAGAZZA-FEMMINA-DONNA.


Inconsciamente, per troppa storia sociale di predominio maschile, ancora deliberatamente sottovalutate.

Inutili i loro interventi, si ascoltano solo per farle contente.
Ma ditelo pure. OGGETTIVI per un attimo. Ci si aspetta sempre che certe cose siano da noi. O altre debbano esser per forza fatte da voi. E spesso queste risultano essere le più importanti.

Fidanzata.Moglie.Madre.

E poi?


Che schifo.

il problema che  io  RISVEGLIANDOMI. Non SONO per essere quelle tre cose. Allor che si fa?. Mi toccano  e basta?


Che schifo.


Il problema sono le stessE, che non si rendono conto di questo. Risvegliatevi. Che è così. Sapete che per farvi una carriera si deve sgobbare di più. Di conseguenza soffrirne di più. Nel caso non sia già abbastanza.

E ora, merde, non prendetelo per vittimismo.

Fa solo schifo avere questo volto.
Potessi nascerei uomo, solo perchè tanto quelle tre cose non posso esserle. E sono a sua volta sminuita per  il fatto di poterlo essere.

Si deve pensare ad essere quello, lascia che alle altre cose ci pensiamo noi.
Lavora certo, hai una tua indipendenza, ma non ti mettere in testa altre cose.
Guadagna, spendi come vuoi i tuoi soldi. Ma anche se investi, non conta nulla.
Qualche idea creativa? Si però aspetta un marito che potrà fartela prendere sul serio dagli altri.
Amico a te? Si ok, fin quando non mi trovo mia madre più giovane. Magari che parla poco.


E non dite che non è così.
Perchè REALMENTE non incominciate a giudicarci al pari di voi?



Che schifo.
postato da: Iolaz alle ore 19:49 | Permalink | commenti
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lunedì, 29 dicembre 2008

Per stasera qualcosa di chiaro. Ti rifilano alla fine una guida. La conosci pian piano e poi ti rendi conto che ti sta seriamente aiutando.
Sbandi e te la fanno apparire. L'hai sempre conosciuta. A volte non salva. Ma per la prima volta ti senti di fronte a un mondo specchiato.
C'è chi lo trova in un quadro, in uno stile musicale.
Alcuni finiscono per diventare la maschera di loro stessi.


Prevedibili.

Il mio è basso mediamente magro e bisognoso. Lo sguardo spento e cervello da burattino. C'è bisogno, ogni volta ho anticipato e ha anticipato qualcosa. Lo conosco da tempo, più volte ho avuto la sensazione dell'innatezza.
Corri
alla fine
hai corso.
hai riflettuto
fai degli elenchi
sai molto
e ti sembra sempre poco.
Domandi e non ti curi della risposta.


Non sarò l'unica
ma con te mi sento sempre a casa.



manhattan
postato da: Iolaz alle ore 00:50 | Permalink | commenti
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venerdì, 12 dicembre 2008

Io mi ricordo, me lo ricordavo. Era un bel cappello, quell'Elefante dentro il Boa.
Dalla quarta elementare a 21 anni. Più persone, essenza di esse, hanno recitato con la mia faccia.

Che ci sia necessità di un rimando ad un certo punto. Che cosa stupida penso. Pensare a come si stava bene prima. Quando prima non era la stessa persona di ora ad essere felice.

Cambia la numerazione temporale di ognuno (l'età).
Cambia anche il modo di sapersi render felici (...)

Un bambino a 6 anni sa cos'è la solitudine. E le sa tener compagnia.
Anche a 21 anni si sa cos'è la solitudine. Ma non si riesce più a parlarci.

In un solo anno.
Come si può diventar "grandi"?
Come,
già morti?

postato da: Iolaz alle ore 13:12 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 12 dicembre 2008
Si trovano spesso metafore su delle persone. La prima per questa mattina, da tanto tempo a questa parte, è partita da un bicchiere da caffè.

Macchinetta  con caffè equo solidale della biblioteca nazionale. Avevo messo la massima percentuale di zucchero. Ci si aspetta dopo il sonoro sabbioso della macchina in funzione, che il caffè sia zuccherato.

Infatti lo era, ma mancava una specifica e al quanto essenziale componente, la paletta di plastica.
Dunque qui la metafora, un risultato: 85 percento di caffè amaro liquido a più non posso con ultima 15 ina di zucchero raggrumato al quanto denso.

Se siano le persone, alcune persone. A riscoprire la propria concentrazione di dolcezza dopo una dose amara di dichiarazioni meschine non lo so.

Ma credo che oltre a questa metafora il metro di giudizio risieda nella lingua di chi beve. Se rimane ancora sensibile. A gusti zuccherosi, dopo un'ondata di diffusa amarezza.

Si riesce a cambiare sensibilità?
Ad aspettare che lo zucchero denso venga giù.
Quanto tempo prima di buttare il bicchiere?


postato da: Iolaz alle ore 13:07 | Permalink | commenti
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sabato, 06 dicembre 2008




 






postato da: Iolaz alle ore 21:10 | Permalink | commenti
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sabato, 29 novembre 2008
Che mostro sono

E non so neanche farmi fuori da me

Che mostro sono
Che mostro sono

E non so neanche farmi fuori da me
No non so neanche farmi fuori da me

Che mostro sono.



LU non se ne va
Non fa i pacchi e va via, LU non se ne va.
Non trasloca da quella melma
LU non se ne va.LU rimane.



Che mostro sono.


postato da: Iolaz alle ore 13:45 | Permalink | commenti
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domenica, 16 novembre 2008
La bruna di Luna di città d'Agosto. Quanto ne ero innamorata. Quanto ho sorriso di suoni di percussione.
Di jeans e colori caldi indossati. Quanto ero elettrizzata a vederla sorridere per mezzo di una matura compagnia. Attenta nel vederla far sorridere e incuriosire altra gente.
Una persona però (o forse una serie) la prosciugò.
O forse lei doveva semplicemente scomparire.
Ed è vero così.
A tratti scompariamo. Ci cancell(i)a(m)No
Ci ricostruiamo.

Ti ricordi quella ragazza?...Te la ricordi?


Ora si. Ma non la vedo più. Dicono che sia stata rimpiazzata.
Io non ricordo più il suo sorriso. Non ci riesco.
Era piccola. molto.
Ingenua e per certi versi molto immatura.Troppo.Tanto da sentirsi sempre felice.
Forse innocentemente stupida. Stupita di tanto tempo davanti a sé. Convinta che lo stesso tempo le avrebbe fatto ricordare, e allo stesso tempo, essere ricordata. Ma ora lei non è più di questo tempo. Ora è un tempo di crisi. Di indecisione. Di annullamento.

Lo scrivo, perchè così ricordi che questa sera mi è venuta a salutare. Tra piccole melodie e immagini così lontane.
Lo scrivo perchè ora posso capire come proseguì la narrazione.


Ed ora le invio ufficialmente, anche se con tanto ritardo, i miei saluti. Che possa ritrovare vita in un vecchio ricordo accudito da qualche persona. E un quadro da un'immagine d'archivio.

 


postato da: Iolaz alle ore 01:30 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 21 ottobre 2008

 

 

Edito. Altrimenti spreco di spazio online.

Mi fa tristezza. A volte. Quell'unica definibile certezza arriverà. Sarà un regalo.

Ho tempo per contarlo.contarlA.

Dosate meglio lo sforzo. non pensateci allo sforzo. Non pensate di voler far ridere per forza. Di voler attrarre. Non vi riesce a lungo se lo programmate. La nuvola è soffice  finchè è un disegno.Non so che dirvi. Non più.Cronicamente impiantata una nausea.Nausea del tempo.

Credo di finirla qui.

Se si può arrivare a questo tempo ad arrestare una persona per aver cancellato l'identità  virtuale di un'altra.

Ci è così indispensabile. Ci è diventato.

Non so più cosa vuol dire.

 

postato da: Iolaz alle ore 18:00 | Permalink | commenti
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mercoledì, 01 ottobre 2008

MUMMIE DI PAURA

 

In un lento avvolgere. Di candide strisce.

Intestino. Stomaco. Estirpati. Deteriorati. Colpa di cibi patinati. E frutta più colorata.

Polmoni e gole bruciate da certezze di masse tumorali. Prima scritte. E ora Anche visualizzate. In scatole bianche. Le sigarette. La nuova Art’è.

Reni perforati da Acque opache. Escono da fori lucenti di mura sempre più scure.

Pelle A scaglie contaminata da polvere di Aria.

L’unica certezza nei veleni. I vecchi Anestetici. D’imbalsamazione.

Da quello che cerchiamo. Il veleno liquido. Quello che brucia. E quello che taglia.

Il dono più  sincero. Un veleno.

Imbavagliati dalle nostre stesse parole. Messaggi di stanchezza.

Come manichini senza identità. Con occhiali.

Un pupazzo con gli occhiali da sole. Maschere Ad occhiali. Senza occhi.

Diretti. Condotti. Trascinati da capelli emigranti.

Abbiamo fondi di piramidi prenotati.

Abbiamo finito (?)

 


NON IDENTIFICARSI

 

Curve piatte

Di nessun organo genitale

Zigomi tesi

Per una nuova nausea.

 

Non m_ s____ né donna né uomo.

 

Oggetto rinfoderato con l’unico sguardo imbrattato di rosso.

 

Nessun gusto. Nessuna Attrazione.

Solo DISattenzione.

Per una nuova nausea. Sognare di dividersi in pezzi. Con un sangue congelato.

 

 

 

 

 

 

[Quando uno studente entrerà nel vivo della società e avrà imparato tutto sulla comunicazione visiva e il datore di lavoro che generalmente non sospetta nemmeno che questo genere di studi esista.

 

Molti industriali hanno i loro uffici di consulenza anche per la comunicazione visiva, ma la confondono con la pubblicità, con le pubbliche relazioni, con l’ottica e con le hostess.

 

E poi quando hanno studiato, ai loro tempi, non esisteva il problema che si studia adesso come non esisteva la psicologia (che molti confondono con la psicoanalisi).

 

E poi sono persone importanti, non si può insegnar loro niente. Loro sanno già tutto ciò che serve, il resto sono storie. E’ anche per questa ragione che molte comunicazioni visive, nella nostra epoca, sono sbagliate, dalle segnalazioni stradali alla pubblicità, dalla impaginazione dei periodici alla forma degli oggetti.

 

Però tutto va bene lo stesso anche perché non si possono avere dati sicuri delle statistiche per controllare l’efficacia di una  campagna pubblicitaria, per esempio. Il Vietnam, l’andamento della guerra tra le minigonne e i capelloni, il successo di una canzonetta, determinano alti e bassi nelle nostre distratte comunicazioni visive.

B.Munari - Design e Comuciazione Visiva]

 

 

 

 

postato da: Iolaz alle ore 21:44 | Permalink | commenti
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sabato, 13 settembre 2008

come potrei, io che mi sento un soggetto incerto, amitico, trovarmi somigliante? Io assomiglio solo ad altre foto di me stesso, e questo all'infinito: non si è mai altro che una copia di una copia, reale o mentale che sia (tutt'al più posso dire che su certe foto io mi sopporto, o non mi sopporto, secondo che mi trovi conforme all'immagine che vorrei dare di me). Sotto un'apparenza di banalità (è la prima cosa che si dice di un ritratto), quest'analogia immaginaria è piena di stravaganza: X mi mostra la foto d'un suo amico di cui mi ha parlato e che io non ho mai visto; e tuttavia io mi dico (non so perchè): <<Sono sicuro che Sylvain non è così>>. In fondo, una foto assomiglia a chiunque, fuorchè a colui che essa ritrae. Infatti, la somiglianza rimanda all'identità del soggetto, cosa irrilevante, puramente anagrafica, addirittura penale; essa lo ritrae <<in quanto se stesso>>, mentro invece io voglio un soggetto <<come in se stesso>>.

La somiglianza mi lascia insoddisfatto e come scettico (ed è proprio questo disinganno triste che io provo davanti alle foto solite di mia madre - mentre invece l'unica foto che mi abbia dato la stupefazione della sua verità, è precisamente una foto perduta, lontana, che non le somiglia: quella di una bambina che non ho conosciuto).

 

R. Barthes - La Camera Chiara


postato da: Iolaz alle ore 15:53 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 31 agosto 2008
BAD NATURE's MOOD


postato da: Iolaz alle ore 02:05 | Permalink | commenti
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venerdì, 29 agosto 2008
.
mi viene il vomito
postato da: Iolaz alle ore 21:41 | Permalink | commenti
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mercoledì, 27 agosto 2008

Un cartone di pizza dentro un carrello in discesa su di una pista mobile di un supermercato. Il Gilet Giallo con stampe di cibo e vestiti colorati di una signora che mi ha avvertito della macchina affianco. Impacilla Carpisung in sottofondo per un accostamento di emergenza. Girato quella curva.

CaNExplain.

Quell'ottimismo sovraddosato, non ha tenuto cura dell'animo malinconico, o per lo meno non gli ha dato il giusto spazio. E' esploso. Distruggendo tutto quello che si è trovato di fronte. l'Ego smembrato, distrutto, cercava una fine materiale.Ci ha provato. Più volte. Ed era giusto. Era troppo aggrappato a quel finale di roccia. Ma qualcosa alla fine è stato eliminato.

La presunzione.

Era necessario. Ci sarà più purezza di intenti. Ci sarà, nessun intento. Consapevolezza unica del fatto di essere comunque felici se tutto finirà.

Nel Nulla non fai differenza se esisti o meno. Nel quell'inteso Reale SI. Devi continuare.Regalare. Annusare.Ballare.

 

 

 

 

postato da: Iolaz alle ore 14:03 | Permalink | commenti
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sabato, 23 agosto 2008

 Appunti(2)

Il pleut.


Una volta dissi. Quando ci sentiamo male il nostro corpo ci punisce. Espellendo liquidi.Oggi realizzo. E già qui intrinseca la contraddizione umana. Sarebbe meglio se ogni qual volta al posto di gocce salate, scendessero gocce di sangue. Così almeno uno sa. Sa come farla finita. Sarebbe più giusto. Un mondo migliore.Il dolore è morte. Valutando che nessuno ci ha mai chiesto un parere riguardo alla nostra nascita. Se lo volevamo davvero. Nascere. A me sarebbe bastato il non esistere. Ora so che lo cambierei subito, l’annullamento. Perché si deve aver paura? L’uomo stupido non ha ancora capito che è il  grande regalo che Dio ci ha lasciato. Perché LUI più di tutti sa che vivere un’eternità equivale a non vivere affatto.

Avevo in mente da tanto tempo la figura di quel bambino che si diverte. La immaginavo alla fine di un film. Del genere, abbiamo trionfato sul tutto il nostro conosciuto. Siamo una bella razza. E ovviamente il meglio di tutti, perché noi abbiamo il Cuore. L’universo si prostri. Quel grande universo che è racchiuso nel sonaglio di quel bimbo. Che agita, agita. E fa cadere. E noi pensiamo di essere una parte importante. Modestamente grande. Siamo dentro un sonaglio.

Non sentite il rumore? Non vi sentite delle biglie sballottolate?

 


 

postato da: Iolaz alle ore 15:48 | Permalink | commenti
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