TAGLIARE
QUI.


Edito. Altrimenti spreco di spazio online.
Mi fa tristezza. A volte. Quell'unica definibile certezza arriverà. Sarà un regalo.
Ho tempo per contarlo.contarlA.
Dosate meglio lo sforzo. non pensateci allo sforzo. Non pensate di voler far ridere per forza. Di voler attrarre. Non vi riesce a lungo se lo programmate. La nuvola è soffice finchè è un disegno.Non so che dirvi. Non più.Cronicamente impiantata una nausea.Nausea del tempo.
Credo di finirla qui.
Se si può arrivare a questo tempo ad arrestare una persona per aver cancellato l'identità virtuale di un'altra.
Ci è così indispensabile. Ci è diventato.
Non so più cosa vuol dire.
MUMMIE DI PAURA
In un lento avvolgere. Di candide strisce.
Intestino. Stomaco. Estirpati. Deteriorati. Colpa di cibi patinati. E frutta più colorata.
Polmoni e gole bruciate da certezze di masse tumorali. Prima scritte. E ora Anche visualizzate. In scatole bianche. Le sigarette. La nuova Art’è.
Reni perforati da Acque opache. Escono da fori lucenti di mura sempre più scure.
Pelle A scaglie contaminata da polvere di Aria.
L’unica certezza nei veleni. I vecchi Anestetici. D’imbalsamazione.
Da quello che cerchiamo. Il veleno liquido. Quello che brucia. E quello che taglia.
Il dono più sincero. Un veleno.
Imbavagliati dalle nostre stesse parole. Messaggi di stanchezza.
Come manichini senza identità. Con occhiali.
Un pupazzo con gli occhiali da sole. Maschere Ad occhiali. Senza occhi.
Diretti. Condotti. Trascinati da capelli emigranti.
Abbiamo fondi di piramidi prenotati.
Abbiamo finito (?)
NON IDENTIFICARSI
Curve piatte
Di nessun organo genitale
Zigomi tesi
Per una nuova nausea.
Non m_ s____ né donna né uomo.
Oggetto rinfoderato con l’unico sguardo imbrattato di rosso.
Nessun gusto. Nessuna Attrazione.
Solo DISattenzione.
Per una nuova nausea. Sognare di dividersi in pezzi. Con un sangue congelato.
[Quando uno studente entrerà nel vivo della società e avrà imparato tutto sulla comunicazione visiva e il datore di lavoro che generalmente non sospetta nemmeno che questo genere di studi esista.
Molti industriali hanno i loro uffici di consulenza anche per la comunicazione visiva, ma la confondono con la pubblicità, con le pubbliche relazioni, con l’ottica e con le hostess.
E poi quando hanno studiato, ai loro tempi, non esisteva il problema che si studia adesso come non esisteva la psicologia (che molti confondono con la psicoanalisi).
E poi sono persone importanti, non si può insegnar loro niente. Loro sanno già tutto ciò che serve, il resto sono storie. E’ anche per questa ragione che molte comunicazioni visive, nella nostra epoca, sono sbagliate, dalle segnalazioni stradali alla pubblicità, dalla impaginazione dei periodici alla forma degli oggetti.
Però tutto va bene lo stesso anche perché non si possono avere dati sicuri delle statistiche per controllare l’efficacia di una campagna pubblicitaria, per esempio. Il Vietnam, l’andamento della guerra tra le minigonne e i capelloni, il successo di una canzonetta, determinano alti e bassi nelle nostre distratte comunicazioni visive.
come potrei, io che mi sento un soggetto incerto, amitico, trovarmi somigliante? Io assomiglio solo ad altre foto di me stesso, e questo all'infinito: non si è mai altro che una copia di una copia, reale o mentale che sia (tutt'al più posso dire che su certe foto io mi sopporto, o non mi sopporto, secondo che mi trovi conforme all'immagine che vorrei dare di me). Sotto un'apparenza di banalità (è la prima cosa che si dice di un ritratto), quest'analogia immaginaria è piena di stravaganza: X mi mostra la foto d'un suo amico di cui mi ha parlato e che io non ho mai visto; e tuttavia io mi dico (non so perchè): <<Sono sicuro che Sylvain non è così>>. In fondo, una foto assomiglia a chiunque, fuorchè a colui che essa ritrae. Infatti, la somiglianza rimanda all'identità del soggetto, cosa irrilevante, puramente anagrafica, addirittura penale; essa lo ritrae <<in quanto se stesso>>, mentro invece io voglio un soggetto <<come in se stesso>>.
La somiglianza mi lascia insoddisfatto e come scettico (ed è proprio questo disinganno triste che io provo davanti alle foto solite di mia madre - mentre invece l'unica foto che mi abbia dato la stupefazione della sua verità, è precisamente una foto perduta, lontana, che non le somiglia: quella di una bambina che non ho conosciuto).
R. Barthes - La Camera Chiara
Un cartone di pizza dentro un carrello in discesa su di una pista mobile di un supermercato. Il Gilet Giallo con stampe di cibo e vestiti colorati di una signora che mi ha avvertito della macchina affianco. Impacilla Carpisung in sottofondo per un accostamento di emergenza. Girato quella curva.
CaNExplain.
Quell'ottimismo sovraddosato, non ha tenuto cura dell'animo malinconico, o per lo meno non gli ha dato il giusto spazio. E' esploso. Distruggendo tutto quello che si è trovato di fronte. l'Ego smembrato, distrutto, cercava una fine materiale.Ci ha provato. Più volte. Ed era giusto. Era troppo aggrappato a quel finale di roccia. Ma qualcosa alla fine è stato eliminato.
La presunzione.
Era necessario. Ci sarà più purezza di intenti. Ci sarà, nessun intento. Consapevolezza unica del fatto di essere comunque felici se tutto finirà.
Nel Nulla non fai differenza se esisti o meno. Nel quell'inteso Reale SI. Devi continuare.Regalare. Annusare.Ballare.
Una volta dissi. Quando ci sentiamo male il nostro corpo ci punisce. Espellendo liquidi.Oggi realizzo. E già qui intrinseca la contraddizione umana. Sarebbe meglio se ogni qual volta al posto di gocce salate, scendessero gocce di sangue. Così almeno uno sa. Sa come farla finita. Sarebbe più giusto. Un mondo migliore.Il dolore è morte. Valutando che nessuno ci ha mai chiesto un parere riguardo alla nostra nascita. Se lo volevamo davvero. Nascere. A me sarebbe bastato il non esistere. Ora so che lo cambierei subito, l’annullamento. Perché si deve aver paura? L’uomo stupido non ha ancora capito che è il grande regalo che Dio ci ha lasciato. Perché LUI più di tutti sa che vivere un’eternità equivale a non vivere affatto.
Avevo in mente da tanto tempo la figura di quel bambino che si diverte. La immaginavo alla fine di un film. Del genere, abbiamo trionfato sul tutto il nostro conosciuto. Siamo una bella razza. E ovviamente il meglio di tutti, perché noi abbiamo il Cuore. L’universo si prostri. Quel grande universo che è racchiuso nel sonaglio di quel bimbo. Che agita, agita. E fa cadere. E noi pensiamo di essere una parte importante. Modestamente grande. Siamo dentro un sonaglio.
Non sentite il rumore? Non vi sentite delle biglie sballottolate?